Come si è evoluto lo stock immobiliare italiano nel 2018?

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Come abbiamo avuto modo di commentare negli ultimi mesi, il mercato immobiliare italiano ha continuato ad evolversi in modo dinamico nel corso del 2018, andando a caratterizzare l’ennesimo periodo di transizioni che potrebbe trovare positivo prolungamento nell’attuale esercizio e, soprattutto, nel prossimo 2020.

Ma come si è sviluppato lo stock immobiliare degli italiani, ovvero l’entità delle unità immobiliari che sono censite negli archivi catastali?

Lo stock immobiliare

A fornire tale risposta è il consueto dossier annuale dell’Osservatorio del mercato immobiliare, Statistiche catastali, secondo cui nel 2018 lo stock immobiliare consisteva di circa 75,5 milioni di immobili o porzioni di immobili, di cui 65 milioni censiti nelle categorie catastali ordinarie e speciali, con attribuzione di rendita, e la rimanente parte distribuita tra 3,5 milioni di unità censite nelle categorie catastali del gruppo F, e ancora 6,5 milioni di unità che sono rappresentate da beni comuni non censibili, di proprietà comune e che non producono reddito, o ancora in lavorazione.

Dunque, non considerando gli immobili che fanno parte del gruppo F e che non producono reddito, e non tenendo conto i beni comuni non censibili e gli immobili in lavorazione, le unità immobiliari censite sono pari a quasi 65 milioni di unità, di cui la maggior parte nel gruppo A (quello delle abitazioni, per circa il 55%) e nel gruppo C (dove sono compresi immobili commerciali e pertinenze abitative, per oltre il 40%).

Per quanto concerne la rendita catastale, al 31 dicembre 2018 il valore equivaleva a circa 37,5 miliardi di euro, attribuibili principalmente al gruppo A (per 18,6 miliardi) e al gruppo D (per 10,5 miliardi).

Uno sguardo all’immobiliare residenziale

Soffermandoci poi più attentamente al solo stock immobiliare residenziale, emerge come le unità immobiliari abitative (cioè, quelle del gruppo A con l’eccezione della A/10) siano pari a circa 35 milioni, 92 mila unità in più di quelle rilevate nel 2017.

Nel dettaglio delle singole categorie, notiamo un andamento piuttosto eterogeneo. Sono infatti in crescita le categorie A/2, A/3, A/7 e A/11, ovvero – rispettivamente – le abitazioni civili, le abitazioni di tipo economico, i villini e le abitazioni e gli alloggi tipici dei luoghi, con tassi comunque non superiori al punto percentuale.

Di contro, sono in calo le categorie A/1, A/4, A/8 e A/9, ovvero – rispettivamente – abitazioni signorili, abitazioni popolari, ville e castelli e palazzi di pregio, ma soprattutto (con tassi superiori al 2,5%) le categorie A/5 e A/6, e cioè l abitazioni di tipo ultrapopolare e rurale.

Si tenga comunque conto che le flessioni di tali ultimi gruppi hanno pesato poco nell’economia del dato complessivo (in crescita), considerando che la maggior parte delle unità residenziali è censita in catasto tra le abitazioni civili ed economiche (A/2 e A/3), le quali, unitamente alla categoria A/4 (abitazioni popolari) arrivano a pesare per quasi il 90% di tutto il gruppo.

Infine, riportiamo che lo stock immobiliare abitativo sia ricondotto principalmente alle persone fisiche, per quasi 32,5 milioni di unità, ovvero oltre il 92% del totale. Alle persone fisiche risultano invece intestate 2,6 milioni di unità immobiliari, mentre poco meno di 10 mila abitazioni rientrano tra i beni comuni.

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